Storia e Arte in Abruzzo: i luoghi migliori da vedere per appassionati

Ultimamente l’Abruzzo ha ricevuto molta attenzione da coloro che cercano destinazioni per le vacanze fuori dai “sentieri battuti”, ovvero lontano dalle classiche mete turistiche.
Oltre alla sua bellezza naturale e ai borghi medievali poco conosciuti e di conseguenza poco affollati, la regione ha anche un impressionante elenco di siti di patrimonio culturale, che attirano menti curiose e amanti dell’arte.

Ecco una selezione di luoghi affascinanti, che hanno resistito ad assedi, guerre, terremoti e abbandono, nel corso dei secoli, e ti daranno un’idea della ricca storia e cultura dell’Abruzzo.

Guerriero di Capestrano a Chieti

Il territorio dell’Abruzzo ospitava in epoca antica molte tribù italiche, tra cui i Vestini.
La prima menzione sui Vestini risale al 4 ° secolo a.C., quando si sono uniti alla lotta contro il dominio romano.

Numerosi reperti provenienti dai luoghi di sepoltura – tipici dell’antica tribù dei Vestini – sono esposti nel Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo Villa Frigerj a Chieti: frammenti di statue funerarie, armi, fibbie, ramponi da ghiaccio e stoviglie in bronzo.
Ma il ritrovamento più grande e suggestivo in mostra è la famosa statua funeraria del Guerriero di Capestrano, che è diventato il simbolo dell’Abruzzo.

Scolpito da un unico blocco di pietra, il Guerriero è alto più di due metri con spalle larghe 135 c.
In alcuni punti, puoi vedere chiaramente i segni lasciati dagli strumenti dello scultore.

Guerriero di Capestrano
Guerriero di Capestrano

Il pigmento rosso è ancora visibile in alcune parti, il che ha portato gli archeologi a credere che la scultura fosse originariamente dipinta.

Su una delle colonne che sorreggono la figura del guerriero c’è un’iscrizione.
È in una lingua paleo-sabellica e la scrittura non è chiara, il che lascia spazio a diverse interpretazioni.

Qualche anno fa, un articolo del National Geographic suggeriva che il Guerriero potesse essere il leggendario Numa Pompilio, il secondo re di Roma.

Altri pieni di fervida immaginazione, cercarono di spiegare l’iscrizione usando la Kabbalah come prova che il Guerriero potesse provenire dallo spazio.

La soluzione è ancora lontana ma per il momento, la versione più accettata è che l’iscrizione attribuisca la statua a un artigiano chiamato Aninis che l’ha realizzata per un membro di spicco della comunità, forse un re, chiamato Nevio Pompuledio.

Corfinium, la prima capitale d’Italia

La moneta del Corfium – foto presa dal Museo Archeologico di Corfinio

La modesta cittadina di Corfinio si estende nel mezzo della Valle Peligna circondata da maestose montagne.
Pochissimi sanno che qui sorgeva Corfinium, la prima capitale d’Italia.
Nel 91 a.C. Corfinium divenne la capitale della Federazione Italica durante la Guerra Sociale contro Roma e qui, per la prima volta in assoluto, il nome “Italia” fu usato su monete appena coniate per dimostrare la sete di indipendenza e le ambizioni politiche dei popoli uniti sotto un’unica forte identità.

Nell’anno 1, Corfinium – la città della tribù dei Peligni – era una fiorente metropoli con una popolazione di 19.000 persone.
In un piccolo Parco Archeologico, appena fuori dall’odierna Corfinio, si possono ammirare i resti di un quartiere cittadino: mosaici antichi all’interno di un’abitazione con giardino e fontana, strade, negozi e un impianto termale.

Corfinium, moneta
Corfinium, moneta

Recenti scavi archeologici sotto la cattedrale cittadina di San Pelino hanno rivelato laboratori e l’area (campus) dove erano di stanza le truppe di Giulio Cesare durante l’assedio di Corfinium.

Nel piccolo museo archeologico del paese (Museo Civico Antonio De Nino) è possibile vedere una rara moneta con la scritta “Italia”.

Eremi dei monaci Celestini

Nascosto in una fitta foresta, a breve distanza dal paese di Roccamorice, si trova l’eremo dell’XI secolo dove visse per un po’ Pietro da Morrone, il futuro Papa Celestino V.

Per molti anni si è trasferito da un luogo isolato di montagna nella zona della Majella a un altro, vivendo in caverne e seguendo rigide pratiche ascetiche, dedite alla penitenza e alla preghiera.

Formò un piccolo ordine, un ramo dei Benedettini, in seguito chiamato i Celestini.
Nel 1294 l’assemblea cardinalizia decise di fare dell’eremita un papa.
Dopo soli cinque mesi, citando la sua vecchiaia e il desiderio di tornare alla pura vita ascetica di un eremita, Celestino V ha lasciato la vita papale in Vaticano.

Appoggiato su una roccia scoscesa, l’Eremo di Santo Spirito è costituito da più livelli raggiungibili tramite vertiginose scalinate scolpite nella pietra. La cappella, la sacrestia, le celle degli eremiti e altri spazi risalgono a periodi storici diversi.
Si raggiunge in macchina e ci sono tavoli da picnic sul prato antistante, quindi anche se l’eremo è chiuso lo si può ammirare dall’esterno e godersi la tranquillità dei dintorni.

Eremo di Santo Spirito a Maiella
Eremo di Santo Spirito

A poca distanza si trova un’altra umile dimora abitata nel Medioevo dai monaci Celestini: l’Eremo di San Bartolomeo in Legio .
I primi eremiti si stabilirono qui già nel VI secolo.

Scavato nella roccia, l’antico rifugio è suddiviso in diverse piccole stanze con affreschi sbiaditi del XIII secolo sopra l’ingresso.
I ripidi gradini all’ingresso, chiamati Scala Santa, venivano saliti dai pellegrini in ginocchio.
Entrando nell’eremo, nel muro di sinistra si trova una piccola vasca scolpita con acqua santa, l’acqua Santa di San Bartolomeo.
Ogni anno, il 25 agosto, i paesani si riuniscono nell’eremo per la liturgia e portano la statua di San Bartolomeo nella chiesa principale di Roccamorice per le celebrazioni della festa patronale.

Oratorio di San Pellegrino a Bominaco

Nascosto in una piccola valle, riparato da una montagna verde da passanti ignari, il minuscolo borgo di Bominaco ospita 54 persone ed è un tesoro nascosto con il suo l’Oratorio di San Pellegrino.

L’oratorio e la chiesa sovrastante sono ciò che resta di quella che un tempo era una delle abbazie più prospere dell’ordine benedettino nel Medioevo.

Spesso chiamato “Cappella Sistina d’Abruzzo“, l’oratorio è un vero gioiello dell’arte medievale.
L’esterno semplice, quasi rozzo non ti prepara allo splendore che vedi all’interno. L’intera cappella, dal pavimento al soffitto, è ricoperta da magnifici affreschi del XIII secolo raffiguranti l’Infanzia di Cristo, la Passione, il Giudizio finale e la vita di San Pellegrino.

Oratorio di San Pellegrino
Oratorio di San Pellegrino

Nella parte presbiteriale della cappella, su due pareti opposte, vedrai un raro calendario liturgico, che mostra le attività agricole, i giorni dei santi e le fasi lunari per ogni mese.

Murales di Azzinano di Tossicia

Nella suggestiva cornice della catena montuosa del Gran Sasso, la frazione di Azzinano di Tossicia, in provincia di Teramo, ospita una galleria d’arte a cielo aperto.
La maggior parte delle case qui sono decorate con più di 60 murales colorati di alcuni dei migliori artisti naïf italiani raffiguranti giochi di strada che i bambini locali giocavano una volta.

Il borgo è il luogo di nascita di Annunziata Scipione, una delle più celebri artiste naïf italiane, che ha ispirato l’idea di una galleria a cielo aperto nel 2001. Spesso definita “artista contadina”, ha insegnato segretamente a dipingere a 44 anni e continua a lavorare bene nei suoi oltre 90 anni.

Murales Azzinano di Tossicia
Murales Azzinano di Tossicia

Azzinano ospita meno di 100 persone.
La parte vecchia del borgo è oggi abbandonata, poiché gli edifici sono stati danneggiati dai terremoti del 2009 e del 2016, quindi è molto probabile che tu abbia questa magnifica galleria d’arte all’aperto tutta per te.

Nuovi murales vengono aggiunti dopo qualche anno alla collezione del borgo, durante l’annuale festival “I Muri Raccontano” che si svolge in estate.

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