Il cedro della Riviera dei Cedri

La Riviera dei Cedri calabrese

I primi 60 km di costa Alto Tirrenica Calabrese si identificano col nome di Riviera dei Cedri, protetta a nord dall’abbraccio del Cristo di Maratea in Basilicata, ad est dal verde intenso delle propaggini appenniniche del Parco Nazionale del Pollino. Questo territorio si rispecchia nel profondo mare blu del Golfo di Policastro, illuminato dal Faro di Palinuro in Campania.

Benvenuti in Calabria dunque, per chi viene da nord è la Riviera dei Cedri a darvi il benvenuto: da Tortora a Cetraro, colline popolate di borghi medievali più o meno nascosti si affacciano su spiagge variegate. Oggi agevolmente raggiungibile grazie alla moderna Autostrada del Mediterraneo che vi porta fino alla SS 585 o Fondovalle del Noce, la provinciale che segue il corso del fiume omonimo, confine naturale tra Basilicata e Calabria. Godetevi questo percorso, immersi in un verde florido di vegetazione e coltivazioni di agrumi, che ha come meta finale il mare.

Un territorio accomunato da una storia univoca fatta di dominazioni e culture che si susseguono nei secoli dal mondo Magnogreco all’Unità d’Italia, passando per enotri, lucani, greci e romani, normanni, bizantini, francesi e spagnoli.

Le sovrapposizioni culturali hanno definito la nostra identità ed inciso segni profondi. Oggi voglio raccontarvi di quello che lo caratterizza e ne definisce il nome: Il cedro.

In lingua ebraica si chiama etrog, nel Levitico è definito “il frutto dell’albero più bello”, sacro agli ebrei, prima di tutto, che in questo ha trainato l’economia per un paio di secoli e definito l’identità da sempre.
Un frutto, il cedro della varietà liscia di Diamante, coltivato nella Riviera dei Cedri, ricco di pretese e significato. Giunto in Europa in tempi remoti dall’Asia sudorientale, il cedro si stabilisce in Calabria nel III secolo a.C., a portarlo con loro sono ebrei ellenizzati i quali non rinunciano ad un simbolo fondamentale del loro culto.

Il cedro (Ph: https://www.flickr.com/photos/terzocchio/3249234766)

Questa coltivazione troverà lungo le coste calabresi il luogo ideale dove fruttificare. E un po’ per il clima, un po’ per la cura e le attenzioni maniacali di cui necessita, sarà la dedizione dei contadini calabresi che farà ottenere la migliore qualità da quei rami spinosi, sotto i quali sono costretti ad inginocchiarsi per lavorare.

Un frutto che nasce come repellente per gli insetti, sì proprio quello, e diventa in Calabria il frutto che sposa la religione ebraica con l’identità che si annusa nell’aria in primavera e si assapora nelle granite, in una famosa cedrata, nei gelati, nei canditi e nella pasticceria italiana più tradizionale, come il cannolo siciliano e il panettone milanese.

Il boom della produzione cedricola degli anni 30 fino agli anni 50 diede una grande spinta allo sviluppo di un territorio che negli anni 60 e 70 si è riorientato dall’agricoltura al turismo. E poi: il mare cristallino, oggi costellato di stabilimenti balneari e le Bandiere Blu di Tortora, San Nicola Arcella o Praia a Mare; i borghi arroccati in collina, alcuni tra i Più Belli d’Italia, come Aieta e Buonvicino, l’Isola Dino e quella di Cirella, ideali per immersioni ed escursioni in barca; un fiume come il Lao su cui sfrecciano i gommoni del Rafting; preistoria graffiata sulle rocce di Papasidero; la Riseva Naturale Orientata di Orsomarso e le propaggini del Parco Nazionale del Pollino, Piccoli Antiquarium in ogni borgo, Festival del Peperoncino, Cedro e Zafarana Fest; borghi affrescati dai Murales come Diamante; le aree archeologiche che raccontano di Enotri e Lucani di Blanda e Laos, nel Mercurion innumerevoli grotte abitate da Monaci Basiliani, Santi e reliquie preziose come quelle di San Valentino a Belvedere marittino.

In questo vortice di luoghi e storie il cedro si è ritagliato uno spazio di forza e resistenza nella sua zona primigenia, lungo il corso del fiume Lao, protetto dalla catena montuosa dell’Orsomarso. Il cuore nel comune che porta il suo nome: Santa Maria del Cedro.

Qui le cedriere si offrono al visitatore con parsimonia: ben coperte in estate da teli verdi per proteggere i frutti delicati e costantemente sotto osservazione, affinché i rami siano ben piegati, le foglie superflue eliminate, le grosse spine distanziate dal frutto. In primavera la zagara inebria e abbaglia, in estate sono i rabbini a cercare il cedro, inginocchiati osservano i frutti uno ad uno e scelgono quelli abbastanza piccoli e di proporzioni perfette perché sacro è questo agrume che adornerà le “capanne” in occasione della festa ebraica del Sukkot. In autunno i frutti sono maturi e spesso enormi e la raccolta abbaglia per i colori ed i profumi: la selezione e la salamoia, la canditura e la trasformazione finale.

Esplorando i borghi della Riviera dei Cedri, la domanda più ricorrente è “ma dove sono gli alberi di cedro?”, non è facile vederli in giro…è vero, mai pianta avrebbe bisogno di più cure, ma vi accompagno volentieri alla loro scoperta. Il contadino sarà felice di accogliervi e i gestori dell’azienda agricola di farvi passeggiare fra i filari ed io di raccontarvi la sua storia, per offrirvi un assaggio di liquore al cedro, bello freddo.

Mi chiamo Annunziata Bruno, guida e accompagnatrice turistica, la Riviera dei Cedri in Calabria è la mia terra e potete contattarmi al 3336846121 o annunziatabr1@gmail.com.

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