La Valle della Caffarella a Roma

Tra le sue molteplici bellezze, Roma ha anche la fortuna di ospitare il Parco regionale dell‘Appia Antica, un’area protetta istituita nel 1988 di circa 4.600 ettari che comprende la via Appia Antica e i suoi dintorni per un tratto di 16 chilometri e include, tra le altre aree, anche la valle della Caffarella. Il parco regionale dell’Appia Antica forma un vero e proprio “corridoio verde” che collega le aree extra-urbane al centro cittadino e contribuisce a rendere Roma una delle città europee più verdi.

La Caffarella, una delle maggiori aree verdi urbane d’Europa, è una tipica valle fluviale formatasi tra 360mila e 80mila anni fa grazie alla sedimentazione del materiale eruttato dal Vulcano laziale: ricca di sorgenti d’acqua, è interamente attraversata dal fiume Almone, piccolo affluente del Tevere che i Romani ritenevano sacro.

La valle prende il suo nome dalla famiglia Caffarelli che ne divenne proprietaria alla metà del ‘500 riunendo vari appezzamenti e creando così un’estesa tenuta agricola. Il fondo passò poi nel 1695 ai Pallavicini, e da questi nel 1816 ai Torlonia che ne mantennero l’uso agricolo. Ma già durante tutta l’antichità la valle, che è costeggiata dalla via Appia antica e dalla via Latina, era occupata da ville e tenute agricole, la più celebre delle quali fu il cosiddetto Pago Triopio, appartenuto ad Erode Attico, il cui nome è rimasto strettamente legato a questo luogo.

Il ricchissimo Tiberio Claudio Erode Attico (101-177), greco di nascita ed insegnante di retorica, fu maestro ed amico dell’imperatore Marco Aurelio ed incrementò le sue ricchezze sposando l’aristocratica Appia Annia Regilla, parente dell’imperatrice Faustina. Sulla moralità della famiglia di Erode gravavano pesanti dubbi (si diceva che la loro fortuna derivasse dall’usura), ma la sua favolosa ricchezza e la vicinanza alla corte imperiale decisero a suo favore. La scelta di questo marito non portò però fortuna ad Annia.

Il Mausoleo di Annia Regilla
Il Mausoleo di Annia Regilla

Come racconta Filostrato Erode Attico, per futili motivi, ordinò al suo liberto di picchiare la donna, incinta all’ottavo mese del loro quinto figlio. Colpita all’addome, la donna abortì e morì. Erode Attico fu trascinato in tribunale dal fratello della povera Annia in un processo che suscitò un enorme scalpore, vista la rilevanza dei personaggi coinvolti. Lui e il suo liberto furono assolti, quasi sicuramente per intervento dell’imperatore.

La villa che Annia aveva portato in dote, collocata proprio in questa zona, benché spettasse in eredità al figlio, fu acquisita da Erode Attico che provvide a creare un nuovo e sontuoso edificio e soprattutto a dedicare il suo possedimento alla memoria della moglie (chissà se per reale affetto, rimorso o per mostrarsi vedovo afflitto).

In età medievale la valle era conosciuta come Vallis Marmorea per la ricchezza di resti marmorei e l’abbondanza di acque fu sfruttata con la creazione di mulini per il lavaggio delle stoffe. Varie sono le rimanenze archeologiche che è possibile ammirare durante una passeggiata in questo parco, oltre alle varie cisterne di epoca romana e alle torri trasformate in mulini o in valche per sfruttare la ricchezza di acque.

Il cosiddetto Sepolcro di Annia Regilla in realtà non ha nulla a che fare con colei da cui prende il nome, che venne sepolta in Grecia. È un sepolcro a tempietto a due piani, policromo, nello stile tipico della metà del II sec., interpretato erroneamente nell’800 come Tempio del Dio Redicolo, il dio che proteggeva il ritorno dei Romani dai viaggi. Accanto al sepolcro troviamo il Casale ex Mulino, oggi una delle sedi del Parco.

Torre Valca
Torre Valca

L’enorme Casale della Vaccareccia, purtroppo attualmente in cattivo stato di conservazione, fu edificato nel XVI secolo su una preesistente torre del XIII secolo costruita con blocchetti di tufo e scaglie di marmo, che in origine era molto più alta, così da poter controllare tutta la tenuta fino alla via Latina. Ingrandito nel corso dei secoli, al momento è in gran parte inutilizzato ed ospita solo un allevamento di bovini e la conseguente rivendita di formaggi.

Casale della Vaccareccia
Casale della Vaccareccia

Uno dei punti più suggestivi della Caffarella è sicuramente il Ninfeo di Egeria che presenta un’ampia nicchia centrale e nicchie minori sui lati dove erano collocate statue di statue fluviali: il tutto era rivestito da marmo bianco e verde e da mosaici colorati, mentre la copertura della volta in pietra pomice doveva simulare una grotta. Davanti al ninfeo si apre un’ampia vasca rettangolare che costeggiava il fiume Almone. Il ninfeo probabilmente faceva parte della tenuta di Erode Attico ed era inteso come luogo dove godere il fresco e il riposo durante la stagione calda.

Il Ninfeo di Egeria
Il Ninfeo di Egeria

Il tempio di Cerere e Faustina, (la moglie di Antonino Pio e parente di Regilla) fu fatto costruire da Erode Attico. Si tratta di un tempietto su alto podio, costruito in laterizio in posizione dominante sulla valle della Caffarella, trasformato nel IX secolo in chiesa dedicata a S. Urbano, vescovo martirizzato al tempo di Marco Aurelio. L’aspetto attuale dell’edificio si deve ad un radicale intervento di restauro eseguito nel 1634, sotto papa Urbano VIII, che per motivi di staticità, fece aggiungere un muro in mattoni tra le colonne del porticato anteriore. All’interno si conservano pitture databili al secolo XI, raffiguranti scene del Nuovo Testamento, S. Urbano e S. Cecilia.

Su una collinetta di fronte alla chiesa di Sant’Urbano è stato ricreato, a partire da alcuni esemplari superstiti, il Bosco sacro, un bosco di lecci identificato erroneamente come il posto dove il re Numa Pompilio si incontrava con l’amata ninfa Egeria, che lo ispirava nella stesura delle leggi sacre. In realtà questo luogo è da localizzarsi più all’interno della città. Oggigiorno gli abitanti del quartiere usano piantare qui un nuovo albero in occasione della nascita di un bambino.

Bosco Sacro
Bosco Sacro

Oltre ad una fattoria didattica, il parco ospita anche il laghetto del Pioppeto, uno stagno dove vivono animali acquatici come i germani reali e gli aironi cinerini che è possibile osservare da lontano dal capanno posto sulla sua riva.

L’istituzione del Parco regionale fortunatamente ha salvato questo scrigno di bellezze naturali dalla cementificazione selvaggia, conservando un angolo di tipica campagna romana e permettendo alla cittadinanza di godere delle sue bellezze e delle numerose iniziative ed attività che il Parco organizza.

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