Una suggestione di pietra… Il bosco sacro di Bomarzo.

Nella fantasia di ognuno di noi è custodito un luogo segreto dell’anima, un posticino dove ci sentiamo sereni, tranquilli ed assaporiamo quell’euforia intima delle piacevoli passeggiate a primavera.

Il Bosco Sacro dei Mostri a Bomarzo, racchiude in se la conoscenza di questa alchimia fantastica tra natura e spiritualità, che soltanto la visione di alcune particolari cose, ci può regalare. Ma chi ha così coraggiosamente concepito questa scenografia? Chi ha potuto solo pensare di realizzarla? Un grande architetto napoletano, vissuto nel periodo del manierismo sfrenato in Italia, il suo nome è Pirro Ligorio, a lui si devono anche le ardite fontane e i mirabili giardini di Villa D’Este a Tivoli.

Nella sua opera manieristica egli ebbe un regista, il mecenate che a lui affidò la realizzazione di un sogno bizzarro, inedito, magnifico e maestoso….un parco dove perdersi nei pensieri e lasciar libera la fantasia di accompagnarci per poco più di due ore in un sentiero dell’immaginazione, quel nobile Pierfrancesco Orsini, detto Vicino, rampollo di una famosa famiglia romana, che volle dedicare all’amore per la sua perduta sposa, un cammino incerto, come la vita stessa, disseminato di sorprese fantastiche. Un percorso interiore che si snoda per ognuno di noi alla ricerca di una ragione, o di un nesso con essa, che è pura illusione.

Sarà quindi come addormentarsi e sognare un mondo enigmatico, fatto di suggestioni di pietra che emergendo dalla terra prendono magicamente forma di draghi alati, orchi, esseri mostruosi, simboli esoterici, iscrizioni misteriose, lasciandoci cullare da un percorso che, dovremo decidere di intraprendere, con il cuore leggero di chi non sa cosa aspettarsi e la curiosità limpida dei bambini a farci da guida.

E poi, quanto c’è in questo luogo silenzioso del sommo poeta? Forse il nobile Orsini, grande amante della letteratura colta, aveva fatto suoi i passi dell’Inferno di Dante, dove egli ci ammonisce: “Lasciate ogni speranza o Voi che entrate…”, un sottile filo conduttore che ci rimanda al dolore che è esso stesso inferno dell’anima, angoscia e oblio.

Sui primi passi di questa indecifrabile sinfonia di creature mostruose, veniamo accolti da due “Sfingi” sulle quali le iscrizioni ci catapultano subito nell’ignoto, poi un’enorme figura del “Proteo Glauco” con le fauci spalancate quasi a volerci divorare vivi. Ercole all’improvviso si palesa tenendo tra le mani un titano capovolto, quasi a volerlo infilzare nella terra, presso una cascatella, la figura di una “Tartaruga” ci viene incontro, sopra il suo guscio la “Fortuna” che poggia con un solo piede su di un globo, instabile, come la sorte. Una fontana con dei “Delfini”, il delfino, per i popoli antichi, era il mammifero che aveva il compito di traghettare le anime nell’aldilà. Una gigantesca testa di “Orco” con la bocca spalancata, ci accoglie dentro le sue fauci dove, salendo alcuni gradini, c’è una tavola per banchettare, sul suo labbro superiore egli ammonisce: “Ogni Pensiero Vola…”. Un “Elefante” grottesco sembra fermare la sua sfrenata corsa, nell’atto di stritolare con la sua proboscide un soldato, una “Casa Storta”, si proprio così! perché dentro vi sentirete sottosopra, infatti è stata costruita che pende da un lato. Una “Ninfa” addormentata, una “Furia” alata, la scultura di “Persefone” la dolce Proserpina caduta negli inferi, un delizioso “Tempietto” con la cupola che ricorda quella della Basilica di Santa Maria del Fiore a Firenze e tante altre meraviglie, che non voglio svelarvi tutte, ma che sono certa vi rimarranno impresse in questa passeggiata insolita di meditazione ma, anche di divertimento e stupore per i bambini che potranno esplorare un mondo di fiaba e godere una natura rigogliosa.

Quest’escursione a pochi chilometri da Roma, comprende anche una passeggiata nei d’intorni di Viterbo e della Tuscia ed è organizzata da Catia Dessi, Accompagnatrice turistica, per informazioni tel. 0039 3389063674 catiadessi@gmail.com.

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