Firenze e i “primitivi Fiamminghi”: 3 capolavori agli Uffizi

Nel Quattrocento, anche in virtù del valore del fiorino che faceva aggio sull’oro, Firenze teneva rapporti saldissimi con gli antichi Paesi Bassi, ubicati in una posizione ideale per il commercio e per la finanza a livello internazionale. Centro di riferimento delle Fiandre era Bruges, città cosmopolita dove i Medici avevano la più importante filiale estera del loro Banco, fondato da Giovanni di Bicci, nel 1397. Ambizioni e affari si intrecciavano in una rete alimentata da ingenti capitali il cui fulcro si fondava sull’importazione di stoffe grezze o semilavorate e la loro successiva trasformazione in preziosi e lussuosi manufatti da parte degli artigiani fiorentini.

Seppur lentamente, crebbe l’interesse per l’arte fiamminga che ebbe in Angelo Tani e soprattutto in Tommaso di Folco Portinari, direttori della Banca medicea a Bruges, i committenti di spicco per molti capolavori, attualmente conservati in vari musei. Maestro dei cosiddetti ”Primitivi fiamminghi”, fu Ian Van Eyck, attivo alla corte borgognona e ritenuto il detentore del segreto della pittura a olio come legante dei colori, dalle straordinarie potenzialità rispetto alla tecnica a tempera, che permetteva il raggiungimento di sottili effetti visivi, con una impressionante resa realistica della raffigurazione. Di indubbio fascino fu quel nuovo linguaggio, meticoloso e cristallino, smagliante di raffinata perfezione, di cui i fiorentini cercarono di impadronirsi, insieme agli elementi compositivi e cromatici, reinterpretati alla luce della tradizione classica.

Nel 1483 arriva a Firenze, via fiume, il “Trittico Portinari” (Adorazione dei Pastori), capolavoro di Hugo van der Goes del 1476, una tavola alta 2,53 metri su una base di 3,04 metri, destinata alla chiesa di S.Egidio. Luce, sfondo paesaggistico, attenzione al dettaglio e trasparenti velature si fondono in una pittura realistica e simbolica, dove il fondamento della “Devotio Moderna” pare incarnarsi nella strabiliante resa fisiognomica e psicologica dei pastori, non più comparse idealizzate, ma protagonisti della rappresentazione.

È la svolta decisiva che influenzerà in maniera determinante la cerchia artistica fiorentina attiva in quegli anni, in cui si distingue Domenico Ghirlandaio, autore dalla piacevole vena narrativa e descrittiva, che unisce cultura umanistica e fede cristiana in molti suoi lavori dal disegno elegante e dalla pennellata fluida; insomma un cronista che racconta temi sacri, collocandoli in ambito quotidiano, dove la cura del particolare si mescola a citazioni classiche, come il sarcofago romano, con iscrizione, che funge da mangiatoia, nell’Adorazione dei Pastori della Cappella Sassetti (1485) nella chiesa di Santa Trinita.

Nel “Compianto di Cristo di Roger van der Weyden (1450), invece, la composizione si ispira al “Compianto di Cristo del Beato Angelico, in un pannello (oggi a Monaco) per la predella della pala di San Marco; vi sono, comunque, sostanziali differenze che ci regalano due diverse interpretazioni a indicare come la pittura fiorentina puntasse ad una sintetica visione d’insieme, contrariamente a quella fiamminga, analitica, incentrata sui singoli elementi.

Fu, però, Hans Memling, allievo del Weyden, a sintetizzare le conquiste dei suoi due illustri predecessori, realizzando immagini ancora esili e ascetiche, ma contraddistinte dalla forte volumetria in spazi sonori, ariosi e luminosi, come nella “Madonna in trono e angeli” (1480). Intrisa di intensa simbologia (mela, ciliegia, torri, mulino, uva, melograno), l’opera propone anche uno degli elementi tipici dell’arte fiamminga, cioè un ambiente chiuso con una apertura sullo sfondo, come una finestra, dove inserisce il mulino che si rispecchia nel ruscello su cui galleggiano due cigni; l’immagine avrà molto successo e sarà ripetuta da numerosi pittori, tra cui Filippino Lippi.

Ritrattista favorito dagli italiani espatriati nei Paesi Bassi, Memling realizzò superbi ritratti, con grande raffinatezza e naturalismo, la cui struttura sarà ampiamente ripresa a fine ‘400 dagli artisti fiorentini, Raffaello compreso.

Sarò felice di rispondere alle vostre richieste e, se lo desiderate, organizzare un tour privato alla galleria degli Uffizi o altro luogo a Firenze.

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