L’ultima cena di Tintoretto nella Cattedrale di San Martino a Lucca

Il Giovedì Santo è il giorno in cui si concludono la Quaresima, iniziata con il Mercoledì delle Ceneri, e il digiuno penitenziale. Con la messa della sera, durante la quale si ricorda la Cena del Signore, inizia il TRIDUO PASQUALE, ovvero i tre giorni in cui si celebrano la Passione, Morte e Risurrezione di Cristo. Questa ultima è solennizzata nella Veglia Pasquale e termina con i Secondi Vespri della domenica di Pasqua.

Per quanto riguarda le opere artistiche, osservate ed ammirate nella città di Lucca, è bene menzionare la copia dell'”Ultima Cena” di Tintoretto, conservata all’interno della Cattedrale di San Martino sul terzo altare della navata destra.

L’opera è una copia che il pittore realizzò nel 1594, con l’aiuto del figlio Domenico Robusti. l’originale è localizzato nella Basilica di San Giorgio Maggiore a Venezia.

La tela contiene tutte le caratteristiche innovative dell’artista. La tavola è in diagonale, per dare idea di profondità. E’ inoltre imbandita con il pane e il vino e attualizzata con eleganti calici in vetro veneziano. Troviamo attenzione ai particolari anche nel cesto ai piedi della mensa e sul tavolino a sinistra, con la tovaglia in broccato e gli oggetti con cui è apparecchiato.

La scena è, quindi, calata nel presente, in una sorta di taverna con due servitori e con l’attenzione posta su Gesù che parla con gli Apostoli e fa spalancare le nubi fra gli angeli. Si nota, inoltre, il movimento degli Apostoli che reagiscono all’annuncio del tradimento di Giuda, e una donna che allatta. Questa ultima pone in evidenza il paragone tra il nutrimento terreno, importante per la vita del bambino, e quello spirituale, l’eucarestia, cibo della vita eterna.

Apparentemente, Giuda sembra la persona a sinistra del tavolo, che si alza in piedi per chiedere “Sono forse io che tradirò Gesù?”. In realtà è il personaggio, in primo piano a destra, vestito di viola, che cerca di nascondere la borsa con 30 denari, il prezzo del suo tradimento, posta sul tavolo.

Le pose dei personaggi sono varie e conferiscono forte carica espressiva alla scena. I colori sono vivaci e resi vivi soprattutto dagli effetti chiaroscurali, provocati dai raggi di luce che circondano Gesù.

L’intero dipinto è un percorso che attraversa la tela in diagonale: percorrendo la tavola, lo spettatore incontra la figura di Cristo che dona l’eucarestia, la chiave per raggiungere il paradiso che si apre alle sue spalle.

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